L’Arte Involontaria non nasce sui libri né si pianifica nei salotti; essa si raccoglie unicamente lungo la via. È il grido e la rivendicazione assoluta di un’estetica primordiale, viscerale e indipendente, totalmente sottratta alle logiche della firma protetta, del mercato o della catalogazione accademica. Questa espressione non è un esercizio teorico sul caso, ma un urto improvviso del tempo, il passaggio di un’umanità che lascia tracce senza pretenderne piedistalli. È un flusso che vive esclusivamente nell’istante in cui uno sguardo libero decide di accoglierlo, salvando la purezza del gesto dalla nebbia di un sistema pilotato. Quando si parla di questa sorgente, bisogna lasciare tutto il resto da parte. Essa è fatta di simboli, immagini, riflessioni continue, attimi che oscillano nel tempo; respiri che si incontrano in un battito, amplificando la presenza davanti la porta, dinanzi al panorama di tutte le dimensioni. È un coro di suoni senza né virgole né punti, capace di assorbire la strada da percorrere, predestinata dal primo respiro della nota, fino al conseguimento della propria azione su un palco dove tutto è presente, pur non essendo visibile nell’immediato: proprio come una pianta dentro un seme, come la vita dentro uno sguardo. (2010) – Prima che le dottrine del compiacimento, i curatori e le sponsorizzazioni tentassero di alterare le nozioni o mettere in ombra l’origine, l’essenza di questa rivoluzione era già impressa. Vibrazione interiore, appartenenza, casa, ecosistema, presidio di resistenza. Le gabbie di ferro liberate che hanno trattenuto la spinta vitale prima del salto, le forme lungo la via, l’essenza animica, il rifiuto categorico di farsi cavalcare da teorie successive. Il sistema si muove per scoraggiare, sotterrare la parola indipendente, la verità di questo percorso riemerge. Non sono contemplazioni passive, la messa in pratica dell’Arte Involontaria: interazioni viventi tra l’uomo, la materia libera, la memoria primordiale della Terra, per affermare un diritto universale alla bellezza come bene comune, al di fuori dei circuiti. Questo testo è il rifiuto assoluto verso ogni forma di mercificazione o appropriazione del gesto puro. Siamo di passaggio, l’impronta, la testimonianza, l’essenza, la coscienza, il camminare immaginando per il puro gusto di donare. Di questo patrimonio di sana, genuina e ancestrale espressione, la forza della storia, dei gesti, rivendica l’assoluta, originale e indipendente provenienza, respingendo ogni tentativo di omologazione o sovrascrittura nel tempo.
Flusso dentro le pause
Spacca un pezzo di legno e io ci sarò, solleva una pietra e li mi troverai. (Gesù) – Dove sono i numerosi mandorli che avrei desiderato piantare? Fichi e ogni genere di frutto, pietre narranti. Roseti all’ombra delle palme, semi lasciati sopra un comodino. Rimane traccia dentro un sogno bambino, lontano da voci e prevaricazioni, una goccia di rugiada sente il canto in lontananza. L’alba e il tramonto, la natura e il proprio sfondo, l’acqua che scivola e il sudore di un tempo, preziosa ricorda l’ancora agire, l’anima brilla in questo divenire. (Terre di Martorna) / Con la bici esco a notte inoltrata, piano, piano portato quasi dal vento, silenziosa la città. Scendiamo da Via Etnea, i lumi tornano a petrolio, facciamo un giro intorno al Liotro, l’Amenano, la Cattedrale, le nostre preghiere, il mondo, una Luna Commemoratrice. Alle prime luci la fiera si sveglia, le strade iniziano a prendere possesso del quotidiano. (Il Terzo Fiore) \ Canticchiavamo questa canzoncina sconoscendo il testo, ed oggi ritornando a quei passi bambini, mi sono ricordato e ho tradotto quello che un tempo era programmato avvenire. (Louis Armstrong)
Lettera aperta alla sensibilità di una Città Devota
Catania ha l’odore della terra e la memoria dei suoi figli. Ha il respiro di un mare che si infrange sulla roccia lavica, la stessa roccia che ha visto generazioni stringersi attorno al mistero di una Fanciulla. Un tempo, persino il solo sfiorare il pensiero del Sacro Velo era prodigio; si camminava in punta di piedi, trattenendo il fiato, consapevoli che la bellezza più pura vive nell’invisibile, custodita nel silenzio che addolcisce gli occhi del Padre. Oggi, dietro il paravento della modernità, del restauro e delle video-proiezioni, assistiamo all’esposizione dell’inesponibile. Trasformare la Cattedrale, luogo di culto e di mistica comunione, in un palcoscenico museale significa svuotare la parola, sbandierare un Sacro che esige invece custodia e pudore. Una teca di vetro e un cordone non possono sostituire la fortezza della fede. Anche gli occhi di un bambino sanno riconoscere la gravità di un atto che espone ciò che dovrebbe essere riposto nel Tempio del Riposo. La devozione non si mostra: si vive. Non abita nelle parole imponenti di chi gestisce i forzieri della fede, ma nel passo stanco e grato delle maestranze devote, negli umili di cuore che sono degni di rappresentarla. Questo insediamento maldestro rischia di ignorare la carne viva di un popolo che non cerca l’ostentazione, ma la protezione. Davanti a questa profonda pesantezza, l’animo non deve cedere alla rabbia della rivolta, che distrugge e non edifica. Dobbiamo invece innalzare ponti di pietra e legno, ponti di silenziosa e ferma resistenza spirituale. Lasciamo che la Verità si sveli da sé, limpida e innegabile, mentre affidiamo il condono di ogni umana cecità solo alla Grazia del Padre dei padri. Agata non appartiene ai riflettori, appartiene all’anima di chi la prega nel segreto.
Bougainvillea
L’inizio di Un “Padre Nostro”, come ogni scena può impiegare svariato tempo nel mio pregare. Ho imparato a nuotare a Ognina, all’improvviso bambino mi lanciai dagli scogli, senza dire niente ricordo come ieri i cavallucci marini, le stelle in profondità che brillavano nei fondali di acqua cristallina di un rosso porpora. Vado a mare per viaggiare, ritrovo i suoni dell’infanzia, momenti spensierati. La villeggiatura aveva odori e luci, le case riprendevano aria e quotidiano. Il roseto all’ingresso credo abbia addolcito la mia memoria, e le campane la notte della chiesa in cima alla collina, inebriato i sogni. (Lido dei Ciclopi)
Mancanza
Oggi, il nero della maglia ha il corpo di chi siede in lutto, l’amico che dona un fiore per Mia, testimonianza del vero. Siamo di passaggio, il vento dalle finestre all’ingresso gira per la città, cosparge l’etere di questo sopravvivere allo sterile, la poesia dolce amara magia diviene sollievo, creatrice di quello spazio impenetrabile per coloro che non hanno saputo tenere conto della lezione. Rinunce e piccoli passi, piano, distanza per distanza come una pellicola con le scene impresse.
STOP DDL
La Città di Cenere e Sale
Catania non ha bisogno di specchiarsi nel mare di Barcellona, né di inseguire le geometrie di Valencia. Chi cerca altrove il disegno di questa città non ne conosce la carne, che è nera di lava e pulsante di fuoco. Catania è un’opera unica, scritta dalla penna dell’Etna, e ogni tentativo di ridurla a una fotocopia metropolitana ne svilisce la natura più profonda. Bisognerebbe guardare all’Islanda per ricordare cosa sia il timore reverenziale verso la terra. Lassù, dove il ghiaccio bacia il fuoco, l’uomo si fa piccolo e cammina scalzo sul pianeta, proteggendone il respiro. Qui, invece, abbiamo dimenticato il rispetto. Il nostro mare, che un tempo era un tappeto di cobalto e leggenda, oggi si spegne nel silenzio di una depurazione mancata. Diventa una pozza opaca, ferita ogni giorno dai giganti d’acciaio delle crociere, isole galleggianti che scaricano oblio sulle nostre onde, trattando il Mediterraneo come una discarica a pagamento. La vera offesa non è solo nel mare negato, ma nella memoria calpestata. Guardiamo il Castello Ursino: laddove la lava del 1669 aveva scavato un fossato di epica bellezza, l’uomo contemporaneo ha risposto con una colata di cemento, grigia e anonima. Una violenza urbana che ha soffocato la roccia e la storia, sostituendo la poesia del contrasto con la prosa del degrado. Catania non si salva con la propaganda dei rendering o con le narrazioni di una modernità posticcia. Si salva restituendo lo spazio alla sua anima vulcanica. Meno asfalto, più rispetto; meno crociere selvagge, più cura per le acque. Serve una politica che sia anche poetica: l’unica capace di comprendere che questa città non deve diventare una metropoli globale, ma rimanere una terra fiera, dove la pietra lavica respira ancora e il mare torna a baciare la sua costa con dignità. (Catania Visionaria)
Nei Ministeri italiani non esiste un test antidroga di massa per tutti i dipendenti
Hallgrímskirkja – Se dovessi cercare un confronto leale col pensiero dell’Anima, vedrei le Terre del Vulcano Etna, la Sicilia, Catania gemellata con l’Islanda. Se dovessi mettere sopra una bilancia il dolore per le persone divenute bandiere pur di conciliare il proprio malaffare, smetterei di pesare. Quello che ho Realizzato ha dell’incredibile, ma il fatto è: Che non mi capacito di come ci sia riuscito, né tantomeno come le persone a me vicine, siano ignare di tale grandezza. Fuori dalla finzione. (Imprints of peace)
Agricoltura Manuale
Tanta gente fa del bene lontano dai riflettori. I Visionari Operano Attraverso il Cuore, non sono persone comuni in cerca di visibilità, ma sono un dono all’umanità tutta. L’augurio di comprare zappe e riscattare piante, terra e pietra dal rifiuto compulsivo di questa era. Parco Venticinque Zappe o Parco della Susanna, che possa Divenire l’Orto Sociale lontano da logiche di finanziamenti e fondi, che possa realizzare la Comunità di Cibali. Riscatto del Primitivo. (Catania Visionaria)
Quel bucato dove è stato immerso il sogno ora respira il vento
Piccole formichine, granelli di sabbia, spiagge, comunità e formicai. Il primitivo e la parola, ombre nella notte, preghiera e fragilità di chi non rammenta pur rivestendosi di barriera. Castelli e firmamenti, il vento danza tra la folla, spontaneo, fluido si dissolve nell’aria. Ricordo di quando camminavamo a piedi scalzi, toccavamo il fuoco a mani nude, ogni cosa aveva un nome. Molte voci, la più profonda era immersa negli abissi, protetta, lontana dalla molestia, pura scandiva promessa. (Oasi Playa)
















